Tassi BCE fermi: cosa aspettarsi dal mercato dei mutui nel 2026

19/12/2025

La Banca Centrale Europea, nella riunione del 18 dicembre, ha confermato l’attuale assetto della politica monetaria, lasciando invariati i tassi di riferimento già fissati lo scorso ottobre. Il tasso sui depositi resta al 2%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e il tasso sui prestiti marginali al 2,40%. Una scelta che riflette un quadro macroeconomico più stabile rispetto al recente passato e che apre interrogativi importanti sulle prospettive del mercato dei mutui nel 2026.

Alla base della decisione della BCE c’è l’andamento dell’inflazione, che secondo le proiezioni dell’Eurosistema dovrebbe progressivamente convergere verso l’obiettivo del 2% nel medio termine. Le stime indicano un’inflazione media del 2,1% nel 2025, dell’1,9% nel 2026 e dell’1,8% nel 2027, per poi tornare al 2% nel 2028. La componente core, al netto di energia e alimentari, è attesa in rallentamento più graduale, soprattutto nel comparto dei servizi. Parallelamente, le prospettive di crescita economica risultano leggermente migliorate rispetto alle previsioni precedenti, grazie al contributo della domanda interna, con un PIL stimato all’1,4% nel 2025 e all’1,2% nel 2026.

In questo contesto di maggiore equilibrio, la politica monetaria rimane prudente. L’orientamento della BCE segnala che, almeno nel breve periodo, non emergono le condizioni per un ulteriore allentamento dei tassi, anche se il ciclo restrittivo sembra ormai alle spalle. I mercati finanziari stanno già riflettendo questa fase di stabilizzazione, con un lieve rialzo della curva dei tassi a medio-lungo termine, che incide sul costo della raccolta bancaria.

Dal punto di vista del credito immobiliare, l’impatto di questi movimenti appare contenuto. Le banche stanno procedendo con piccoli aggiustamenti delle condizioni, ma senza stravolgimenti dell’offerta. Le rate restano sostenibili e la domanda di mutui continua a mostrare solidità, sostenuta da una rinnovata disponibilità degli istituti a concedere finanziamenti. Le nuove richieste dovrebbero mantenersi su livelli elevati anche nei prossimi mesi, mentre le surroghe restano più contenute rispetto al passato. Un certo dinamismo potrebbe emergere tra chi ha sottoscritto mutui variabili tra la fine del 2022 e il 2023 o mutui misti in scadenza del periodo a tasso fisso, valutando ora soluzioni più stabili.

Guardando oltre il 2025, le prospettive per il 2026 appaiono incoraggianti. L’economia italiana ha dimostrato una buona capacità di tenuta nonostante le incertezze globali, con un progressivo recupero del potere d’acquisto delle famiglie e un sistema bancario solido. La crescita del PIL è attesa intorno all’1% nel 2026, delineando uno scenario di “atterraggio morbido” che favorisce la ripartenza del credito.

Anche il mercato immobiliare sembra pronto a raccogliere i frutti di questa fase di normalizzazione. Dopo la contrazione dei volumi registrata nel 2023 e nella prima parte del 2024, il 2025 ha rappresentato un anno di assestamento e di conferma della solidità strutturale del comparto. Le transazioni immobiliari sono stimate attorno alle 750.000 unità, in crescita rispetto ai dodici mesi precedenti, con prezzi medi in lieve aumento tra lo 0,5% e l’1,5%, contribuendo a preservare il valore della ricchezza immobiliare delle famiglie.

Il 2026 si apre quindi in un contesto di maggiore stabilità macroeconomica e finanziaria. Le aspettative indicano una possibile conferma, se non una moderata riduzione, dei tassi di riferimento da parte della BCE, elemento che potrebbe alleggerire il costo del credito e migliorare la prevedibilità della spesa per le famiglie. Anche il mercato del lavoro dovrebbe mantenersi stabile, con un tasso di disoccupazione previsto intorno al 7,5%.

Per quanto riguarda i mutui, il quadro si differenzia chiaramente tra tasso variabile e tasso fisso. Il variabile, legato all’andamento dell’Euribor, è destinato a normalizzarsi ulteriormente grazie alle aspettative di stabilità o riduzione dei tassi ufficiali, tornando a essere competitivo soprattutto nelle fasi iniziali del piano di ammortamento, con valori medi compresi tra il 2,50% e il 2,90%. Il tasso fisso, invece, continuerà a risentire delle dinamiche dei mercati obbligazionari di lungo periodo. Il peso del debito pubblico e la cautela degli investitori sulle prospettive di lungo termine limiteranno una discesa significativa dell’IRS, mantenendo i tassi fissi su livelli medi tra il 3,00% e il 3,40%.

Il 2026 si prospetta quindi come l’anno della scelta consapevole per chi intende acquistare casa. La riduzione della pressione sui tassi variabili potrebbe riattivare una parte della domanda rimasta in attesa, mentre i prezzi immobiliari continueranno a crescere in modo selettivo, con incrementi stimati tra il 2% e il 3% a livello nazionale. La vera discriminante sarà la qualità degli immobili: quelli più efficienti e in linea con i criteri energetici europei tenderanno a performare meglio, mentre gli immobili obsoleti potrebbero offrire opportunità interessanti per chi è disposto a investire in ristrutturazioni.

In questo scenario, il 2026 non appare solo come un anno di ripresa, ma come l’inizio di un ciclo immobiliare più equilibrato, maturo e sostenibile, in cui credito, mercato e scelte delle famiglie tornano progressivamente ad allinearsi.

Copyright © 2026 Immobiliare Petrella Srl - Powered by Gestim

×
Codice
Contratto
Scegli dove cercare
Tipologia - multiscelta
Prezzo


Totale mq


Locali minimi
Bagni minimi
Camere minime
Altre opzioni - multiscelta